Mostre

Mi Piace il Tempo Fermo

Una mostra di Silvia Foti

Villa Confalonieri

Ho, come tanti, una vita facile. Quello che mi serve, la tecnica giusta, la ricetta ideale, ciò che non ricordo e che ancora non so sono talmente a portata di mano da darmi la sensazione che non ci sia fine a quello che dovrei o che potrei fare. Immagino succeda a molti, e che pochi, nella realtà, traggano davvero da questa immediata, totale disponibilità di risorse, una vera soddisfazione. Non c’è soddisfazione nella ricerca in sé, troppo veloce per essere davvero goduta, né gratificazione per i risultati che tutto questo sapere infinito e pre digerito dovrebbe regalare in termini di resa, di prodotto. Allo stesso tempo, la consapevolezza della facilità con la quale possiamo avere tutte le istruzioni per fare bene e fare meglio, ci mette costantemente di fronte alle nostre mancanze. Non ci sono scuse. Però ci sono tregue. Momenti di totale disconnessione nei quali sentirsi infine padroni del tempo, dello spazio; tempi senza pretese, sospesi in un fare semplice o in un movimento che è già un fare di per sé. Viaggiare in traghetto, per esempio, o portare fuori il cane. Questo è, per me, il “tempo fermo”. Uno spazio dove gli occhi possono osservare senza filtro (e senza un focus) e dove c’è spazio per fare cose piccole, senza troppe aspettative. Queste foto sono il frutto di questi momenti e sono realizzate utilizzando vecchie macchine fotografiche e rullini scaduti da molti anni, alla ricerca di un’incognita, di un’incertezza del risultato, impossibile da controllare totalmente con la tecnica. Sono fotografie imperfette, alcune nemmeno a fuoco ma è proprio in questi errori che ho ritrovato il mio modo di osservare, la visione personale che ho delle cose, il carattere del mio sguardo. Sono fotografie intime, molto più personali di quanto i soggetti rappresentati possano far credere. Ma il “tempo fermo” non l’ho definito io: l’ha definito una bellissima canzone che mi è stata dedicata, con amore.

Silvia Foti

Il percorso espositivo presenta situazioni apparentemente banali e marginali, come il ponte di un traghetto nel Mediterraneo, la vista del mare aperto oltre i finestrini e le ringhiere, la spuma delle onde generata dal movimento della nave, un porto, il cielo riflesso sulle facciate dei palazzi, le nuvole e il paesaggio dall’alto, oltre l’oblò, la pista di atterraggio vuota, panni stesi e finestre chiuse tra i vicoli, una barca abbandonata in un campo incolto.

Le fotografie esposte possono essere inserite nella tradizione della fotografia di viaggio, la cui vocazione è documentare la visione inedita del fotografo durante il suo passaggio in posti poco

familiari, definendo una lettura dei luoghi e una narrazione dell’esperienza, nel caso di Silvia Foti

intima e riflessiva. Pertanto esporre le sue fotografie significa mostrare una possibile innovazione, o alternativa, alla fotografia di viaggio più tradizionale.

 

Lorenzo Paolo Messina

Immagine di Silvia Foti

Silvia Foti

Dopo gli studi musicali, negli anni dell’università si dedica alla fotografia frequentando un corso
di moda, still life e fotoritocco del FSE e API Italia (Milano) e specializzandosi in fotografia di
scena e backstage alle Officine Fotografiche (Milano), sotto la giuda del fotografo Simone
Durante. Vive all’estero per oltre un decennio (Repubblica Domenicana) lavorando nel campo
della fotografia turistica e avviando un proprio studio fotografico e grafico. Realizza numerosi
progetti, anche video, con musicistə, danzatori e danzatrici e contribuisce alla creazione di
alcuni canali Youtube. Ha collaborato, tra gli altri, con Forte? Fortissimo! TV, Insurance Connect
TV, Politcnico di Milano, Biblioteca Braidense di Milano (Tadaam Eventi) e, in qualità di
operatrice video e assistente tecnica alla regia, ad alcuni spettacoli del Teatro Franco Parenti di
Milano.

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