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Una mostra di Virgilio Carnisio e fondazione 3M, a cura di Roberto Mutti

Grandissimo conoscitore di Milano, Virgilio Carnisio lo è sempre stato, come dimostrano sul retro delle sue stampe le precisissime indicazioni con date, indirizzi e numeri civici dei luoghi ripresi, che oggi servono come importanti punti di riferimento storici. Questo perché Carnisio, nato a Milano nel 1938, ha cominciato a fotografare appena ventenne portando con sé la Rolliflex anche andava a ballare o a cenare nelle osterie della Bassa. Da allora non ha più smesso e nel suo sterminato archivio Milano occupa un ruolo centrale: tredici dei ventiquattro libri pubblicati da Carnisio hanno, infatti, come protagonista la sua città e i suoi cambiamenti. “Molto è cambiato sotto i nostri sguardi, anche se invecchiando si è portati a valutare positivamente il passato. A me piacevano quegli anni del dopoguerra in cui si frequentava l’oratorio se non altro per avere un campo da calcio quasi regolare e per strada – c’erano poche automobili – si giocava a tollini, a biglie, a figurine. La bicicletta era la nostra libertà, si andava a Lorenteggio dove c’era un mondo incredibile: i pesci da pescare, le rane da catturare, le farfalle da osservare. Inutile avere nostalgia, quel mondo è definitivamente scomparso”. Milano bella in senso stretto non lo è stata mai perché ha sempre accostato angolini deliziosi ad altri meno caratteristici ma Carnisio si concentrava sui particolari apprezzabili trascurando gli altri; la vera ragione per cui ha documentato la città era per conservarne la memoria, perché temeva che tutto venisse demolito ma non sempre è andata così. Nell’elegantissimo bianconero delle sue stampe rivive la Milano delle case di ringhiera e dei cortili, delle vecchie botteghe artigianali, degli arrotini che usavano un angolo di strada come laboratorio, delle osterie con bocciofila, dei bar di periferia e delle latterie del centro storico. Tutte fotografate nei weekend o durante le pause pranzo del suo lavoro di funzionario di un’importante azienda perché Carnisio ha preferito non passare alla professione, che avrebbe sentito costrittiva, e fotografare solo spinto dalla sua grande passione e cultura. Forse per questa ragione le immagini da lui realizzate, composte in modo così equilibrato, possiedono un garbo e una bellezza che le rendono profondamente vitali.

Virgilio Carnisio

Virgilio Carnisio (Milano 1938) si avvicina al mondo fotografico nel 1961-62 frequentando l’Enalc (Ente nazionale addestramento lavoratori commercio), partecipando a un corso di fotografia pubblicitaria. Dal 1968 inizia un lavoro di documentazione sulla vecchia Milano che scompare. Da allora affina sempre più la sua ricerca, finalizzando il proprio linguaggio espressivo e rivolgendo il suo interesse al classico reportage in bianconero, anche se non esclusivamente, con una marcata impostazione di tipo sociale che, anche quando si rivolge al passato, lo fa senza rimpianti né retorica. Autore capace di porre sullo stesso piano l’impegno professionale e la passione pura, collabora attivamente con giornali e riviste, a cui ha fornito importanti spunti iconografici. In Europa, in Asia e America il suo obiettivo coglie il reale e ce lo trasmette con rigore e semplicità. Le sue immagini sono una testimonianza antropologica che evita l’eccezionale e l’esotico, per addentrarsi in una più consapevole lettura del paesaggio e delle storie, anche umane, che vi sono dentro il mondo. Sue fotografie fanno parte di collezioni pubbliche e private, e di lui hanno scritto alcuni tra i più importanti giornalisti, critici ed esperti del settore, pubblicando redazionali su prestigiose testate. Ha partecipato a più di cento mostre collettive e realizzato centocinquanta mostre personali, in ogni parte del mondo.
Ha pubblicato venticinque libri di successo molti dei quali dedicati alla sua città, fra cui La Ringhiera (1974), Osterie a Milano (1975), Milano Periferia (1977), Il vecchio quartiere Garibaldi (1982), Sotto la neve di Milano (1985), Milano, 30 anni di appunti (1992), Milano dentro (1999), Milano: le Madonnine (2001), La grande Milano. Percorsi degli anni ’60 (2003), Situazioni e riflessioni su una città che cambia (2004). Ha inoltre pubblicato il libro di poesie Parole come immagini (2002) e la monografia Una visione discreta (2006).

Immagine di Fondazione 3M

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La Fondazione 3M - ETS si propone come esempio dell'attenzione che una delle più importanti e innovative realtà industriali esercita in ambito scientifico, culturale e sociale. È infatti un'istituzione culturale permanente, che opera da snodo di divulgazione e formazione dove scienza e ricerca, arte e cultura, discipline economiche e sociali, vengono approfondite, tutelate, promosse e valorizzate, nella consapevolezza dei valori d'impresa e della cultura dell'innovazione.

Da luglio 2022, tra i primi Enti in Italia, Fondazione ha acquisito la qualifica di ETS – Ente del Terzo Settore – da parte del RUNTS - Registro Unico Nazionale del Terzo Settore del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (D.Lgs. 117/2017). Potersi fregiare di questa qualifica distintiva di trasparenza conferma l’attenzione posta nel corretto posizionamento e governance, fin dalla sua nascita.

La storia di Fondazione 3M affonda le sue radici nel desiderio di «conservare il futuro», raccontarsi, e di farlo nel miglior modo possibile.

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