Bonatti “Nei Grandi Spazi”

FotoLibera propone per sabato 13 dicembre 2014 (ingresso 10,30) una visita alla mostra fotografica “Nei Grandi Spazi” dell’alpinista Walter Bonatti, l’esposizione raccoglie gli scatti che ha realizzato nei vari viaggi attorno al mondo, che ricostruiscono lo spirito e l’essenza del vivere i grandi spazi che Bonatti ha concepito. La mostra su Bonatti, che sarà aperta dalla fine di novembre all’aprile del 2015, è stata presentata dal Comune di Milano assieme al progetto profondamente innovativo di un nuovo polo permanente presso il Palazzo della Ragione dedicato alla fotografia in collaborazione con Civita, Contrasto e GAmm Giunti. Per ulteriori informazioni ed il programma completo invia una mail a info@fotolibera.com oppure  compila il modulo sottostante.

Le grandi montagne hanno il valore degli uomini che le salgono, altrimenti non sarebbero altro che un cumulo di sassi.

walter-bonatti_h_partb-150x150 Bonatti "Nei Grandi Spazi"
Un’immagine di Walter Bonatti
Credits: ANSA / CARLO ORLANDI

Come noto, dopo la stagione di scalate, che lo hanno reso uno dei protagonisti della storia dell’alpinismo, Bonatti ha deciso di cambiare i suoi orizzonti e mettersi in cammino alla volta delle regioni più lontane e affascinanti del pianeta dimostrando con il suo esempio, le sue parole e soprattutto le sue immagini come l’uomo sia parte della natura. I suoi reportage fotografici lo hanno fatto diventare un mito del nostro tempo, e un riferimento assoluto, anche per i giovani, di una vita vissuta in armonia. In un montaggio innovativo di testi, oggetti e immagini, la mostra al Palazzo della Ragione ricostruirà lo spirito e il senso di un’esperienza così particolare come quella di Bonatti illustrando che cosa significhi percorrere e “abitare” i grandi spazi.

Grandi fiumi, praterie, montagne, ambienti selvaggi dove l’uomo per sopravvivere deve imparare a conoscere, e a voler bene al mondo della natura. Questi erano, in effetti, i panorami sognati dal ragazzo Bonatti, appassionato lettore sin da piccolo dei romanzi d’avventura e particolare ammiratore di scrittori come Conan Doyle, Daniel Defoe, Jack London, Robert Luis Stevenson, Joseph Conrad, Hermann Melville, magistrali raccontatori di terre lontane e sconosciute. A tal punto ne era affascinato, come lui stesso raccontava sempre, da considerarli “i suoi vangeli”. Anche perché, per sua ammissione, fin da allora gli era molto più facile trattare con la natura che con gli uomini.

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