Una redazione in cerca d’autore: Pepi Merisio

Una redazione in cerca d’autore: Pepi Merisio

Pepi Merisio nasce a Caravaggio, nella bassa bergamasca, nel 1931. Comincia a fotografare ancora giovane, entrando a far parte del mondo amatoriale. Dopo essere stato apprezzato per la collaborazione con il Touring Club Italiano e varie riviste, tra cui Stern, Paris Match, Famiglia Cristiana, diviene professionista. Successivamente, collabora con l’importante rivista Epoca e diviene fotografo ufficiale di papa Paolo VI, accompagnandolo nelle visite apostoliche in tutto il mondo.

Dopo aver ottenuto prestigiosi riconoscimenti in Italia e all’estero, Merisio, nel 1988, viene nominato Maestro della Fotografia Italiana dalla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche), che gli dedica una monografia nella collana Grandi Autori.

Lo sguardo fotografico di Pepi Merisio descrive l’Italia della gente comune nel corso del Novecento con volti, ritratti, gesti, mestieri, paesaggi.

Tecnicamente, Merisio, non usa luci artificiali e flash e monta, sulla sua Leica, sempre e solo due obiettivi: il 35 ed il 90 millimetri. Questo per non essere troppo lontano dai soggetti, in quanto a suo avviso il fotografo deve far parte della scena.

Proprio la sensibilità umana, l’empatia con i soggetti ripresi e la rigorosa costruzione formale dell’immagine, sono ciò che caratterizza il lavoro di Merisio.

L’espressione “Guardami”, che è anche il titolo di una importante mostra svoltasi, non molto tempo fa, in quel di Bergamo, è ciò che dice sempre ai soggetti delle sue foto:

 “… il ‘Guardami’ – spiega il fotografo – valeva per tutti i soggetti, persino per i paesaggi, perché in tutte le situazioni c’è proprio il momento magico che quasi esige lo scatto”. Ma è anche quello che il soggetto chiede all’obiettivo in procinto di immortalarlo. E infine ‘Guardami’ è ciò che la fotografia chiede al suo osservatore.

Per Pepi Merisio “nel racconto fotografico non occorre che la serie di fotografie descriva un avvenimento nel susseguirsi delle varie azioni, quanto piuttosto che la totalità del fatto, il suo ‘tempo’ sia reso con verità. La fotografia non è un fatto filmico, essa non rappresenta un susseguirsi di movimenti, ma di immagini concluse”. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *