Autore in evidenza “Fabio Brambilla e Giovanni Ledda”

Una domenica di Luglio……Fabio e Giovanni, una modella, un campo di girasoli e balle di fieno…

Fabio Brambilla

La mia storia

Fin da piccolo ero affascinato dalle foto. 

Da questa mia curiosità guardando il fotografo e la curiosità di capire cosa si provava a scattare una foto mio padre mi regalò una Kodak Instamatic: il più bel regalo che potessi ricevere per la mia Cresima.

Il sogno di comprare una vera reflex si è avverato intorno ai 22 anni quando coi primi risparmi mi comprai una Olympus OM-10 con obiettivo 50 mm f1.8 e via via altro obiettivi.

Da allora qualunque posto andassi “lei” era sempre con me…anche in montagna nello zaino.

Non ho mai fatto corsi di fotografia ma il mio apprendimento è sempre stato da autodidatta. 

A quei tempi non c’era internet quindi ero solito consultare e comprare riviste di fotografia.

Leggevo, mi informavo e poi facevo prove con la mia Olympus. 

Purtroppo ai tempi dell’analogico per i risultati bisognava aspettare lo sviluppo del rullino e se le foto non avevano il risultato che ci si aspettava era necessario rifare le foto cambiando tempi e diaframmi.  Mi segnavo tutto su un quadernetto ….

E se eri in posti lontani come mi è capitato di andare (soprattutto in Africa), bisognava incrociare le dita affinchè tutto andasse bene.

Ho capito che il rapporto del fotografo, oltre ad essere con il tempo – scattare una fotografia, essenzialmente, significa congelare un istante, un fotogramma, del flusso infinito e inarrestabile del tempo – è anche e soprattutto con lo spazio, con la realtà del mondo che ci circonda.

Un mondo affascinante che mi permette di raccontare le mie emozioni in un click.

Buona Luce

Giovanni Ledda

Se mi chiedete se mi sento un fotografo, vi rispondo che non lo so.

Non ho mai conosciuto l’era analogica, non so cosa voglia dire camera oscura. Per me sarebbe solo una perdita di tempo.

Io il mio scatto lo voglio vedere subito non dopo tre ore, quindi viva il digitale; scatto e postproduco a costo zero migliaia di volte.

Non conta la macchina con cui fai lo scatto ma conta il messaggio.

Ci sono vari tipi di fotografi: ci sono quelli che fanno i reporter, vanno in giro e fotografano l’accaduto o quello che stà accadendo; ci sono quelli che eseguono le immagini che altri vogliono, cioè quelli che lavorano per la pubblicità e poi ci sono gli esecutori che vanno a fotografare le “settimane sante” dove tutto è già fatto e predisposto, che vengono chiamati i documentaristi.

E poi ci sono i fotografi che sono degli autori, cioè che creano delle immagini perché pensano che quella foto sia un documento che possa far riflettere.

Ebbene io vorrei tanto appartenere all’ultimo gruppo.

Tutti sanno cantare, ma pochi sanno cantar bene, tutti sanno fotografare, ma pochi sanno dare un significato a uno scatto. In fotografia si deve essere sovversivi.

Fotografare è diverso dallo scattare fotografie. Un giornalista è tale perché scrive delle storie e non perché sa usare il computer, la macchina da scrivere o la penna.

Per il fotografo è la stessa cosa. Non conta sapere usare lo strumento tecnico perché oggi chiunque lo sa fare.

Purtroppo oggi tutti o quasi fanno la foto che piace a tutti, la foto banale, quindi mediocre. La ricerca del consenso altrui causa soprattutto una conseguenza: ti impedisce di migliorare o peggio ancora di ricercare. 

Giovanni Ledda

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